Trulli e Pajare

costruzioni rurali in pietra a secco

 

Cercando nella solitudine e nel silenzio degli uliveti secolari, si scoprono altre costruzioni che testimoniano la continuità nel tempo in questa arte di costruire in pietra. Umili esempi di architettura contadina, relativamente recenti, si collegano così ai più antichi e austeri monumenti megalitici.

 

Non sono costruzioni protostoriche i manufatti di pietra che si trovano sparsi ovunque in terra salentina, costruiti quasi esclusivamente con muratura a secco, compreso la copertura. Sì tratta di costruzioni ausiliarie al lavoro dei campi, usate coma magazzino provvisorio dei prodotti agricoli, o deposito per gli attrezzi, o ricovero per gli animali, ed eventualmente per pernottamenti di fortuna nella stagione del raccolto. Hanno nomi svariati, secondo la forma e secondo i luoghi (cipuro, trullo, pagghiaro, liama..); le forme sono altrettanto diverse, tutte ugualmente interessanti, degne di essere attentamente studiate.

 

Non sono monumenti protostorici, ma potrebbero esserlo; sono comunque preziosi documenti di una architettura spontanea tramandata sin dai tempi più antichi, di una tecnica costruttiva paziente e sapiente esercitata ininterrottamente sino a ieri, oggi ormai irripetibile.

 

L'arte di costruire in sola pietra, senza legname ne cemento, è stata dettata da ragioni contingenti, strettamente salentine: raro e costoso nei campi il legname da costruzione, sia per fare travi, sia per assi e casseforme; abbondante invece la pietra. Nelle distese pianeggianti del Salento la terra ha spessore modesto, poco più di un lieve strato su un supporto roccioso, subito affiorante, di calcare o di tufo. Questa terra è quindi preziosa, viene arata e zappata con regolarità, ripulita di ogni sasso; e il pietrame che si toglie dai campi e si accumula ai margini in pile ben ordinate, è materiale bell'e pronto per fare casotti o capanni, cipuri, pagghiari, o trulli.

 

D'altra parte tufo e calcare sono pietra docile, si tagliano e si squadrano senza troppa fatica, ed è facile ricavarne conci con le facce giustamente inclinate, da accostarsi assieme per farne archi e volte. Anche all'interno del capanno una mensola si fa più facilmente con una lastra di pietra che con un'asse di legno.

 

La copertura non è realizzata in forma di cupola nè di volta, ma secondo una sua forma tutta personale e con una soluzione architettonica tra le più elementari: si accostano le pietre ben sagomate a formare un cerchio in piano, e si sovrappongono cerchi di diametro via via decrescente sino a raggiungere l'apice, che si chiude con una pietra di chiave. Per costruire un arco o una volta occorre l'ausilio di una forma dì legno; per una copertura a trullo, no. Bastano le mani, o tutt'al più il martello per aggiustare e sagomare le pietre.

 

Si è parlato di trulli perché sono la forma più nota; ma le forme di costruzione contadina a secco presenti nel Salento sono molte altre. Ognuna ha la propria individualità, ed ha le proprie "astuzie" costruttive che si rivelano a chi le osservi con occhi attenti e amorosi; è un capitolo tra i più interessanti nella storia della nostra architettura spontanea.

 

  

 

   

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24/01/2009

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