Pietra leccese

Arte di capomastri e maestri scalpellini

 

La facilità con cui la pietra da taglio salentina, meglio conosciuta con il nome di “pietra leccese”, si lascia lavorare non è solo un aiuto al capomastro cui occorrono blocchi e conci ben squadrati; è anche, inevitabilmente, un invito al maestro scalpellino a cimentarsi con l'intaglio e con la scultura.

 

Appena estratta dalla cava, la pietra leccese è bianca, docile, quasi tenera. Si può addirittura lavorarla con scalpelli da falegname, con l'accetta e con la pialla; per disegni e intagli minuti si può lavorare di fino anche con il coltello. Poi, con il tempo e con l'ossidazione, la pietra assume un colore bruno dorato, la superficie diviene dura e resistente, si consolidano riccioletti, svolazzi, trafori, e ricami, di cui si è compiaciuto l'intagliatore. Questa peculiarità della pietra leccese spiega lo sviluppo ricco e fantasioso della scultura, concepita come parte integrante dell’architettura. Lo testimoniano sin dall'inizio le cattedrali romaniche dove lesene, trabeazioni, e lunette dei portali sono tutte fiorite di figurazioni, autentici sacri fumetti con le storie del vecchio e del nuovo testamento raccontate in pietra; dove i rosoni gareggiano fra loro nella invenzione dei motivi decorativi, e le colonne di protiri e finestre sono sorrette da fantasiosi animali stilofori: leoni, elefanti, tori, aquile o grifoni.

 

La versatilità e genialità degli scultori salentini si conferma altrettanto viva nel primo e nel tardo rinascimento, quando comincia ad applicarsi a logge, portali, e balconi dei palazzi nobiliari, e trova infine la sua età dell'oro nei secoli del barocco.

 

Il barocco salentino, fenomeno tra i più singolari e vivaci dell'arte italiana, raggiunge vertici di ineguagliato virtuosismo, si esprime con orgie di traforo e di intaglio, con ornamentazioni ridonanti e spumeggianti che ricordano la ebbrezza gioiosa delle feste patronali, le girandole, le luminarie, i fuochi d'artificio. Tuttavia, il barocco salentino sa anche essere sobrio e discreto, come lo è la gente nella vita di ogni giorno nonostante la effervescenza delle grandi occasioni.

 

Ovunque una casa sia sorta con intenzioni di un certo decoro sociale, sono comparse, a distinguerla, facciate adorne di belle finestre con cornici scolpite, balconi di ferro battuto fioriti di gerani, eleganti portali in pietra, sormontati o no da uno stemma. Balconi e portali si affacciano sulla strada senza la pretesa di farla da padroni, offrendo il loro apporto di eleganza ma inserendosi armoniosamente nel contesto delle altre case. L'intonaco bianco si ferma rispettoso davanti a cornici e lesene scolpite, lasciando che la pietra a vista conservi il suo colore caldo dorato facendo spicco sul bianco; la linea di demarcazione mostra chiaramente la intenzione rispettosa dell'imbianchino, il lavoro di fino dei pennello per seguire il contorno della scultura evitando sconfinamenti e sbavature.

 

  

 

   

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ultimo aggiornamento del sito il

24/01/2009

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