Cripte, gravine e grotte

architettura rupestre del Salento

 

Costruire un edificio vuol dire racchiudere una fetta di spazio. Normalmente, lo si fa costruendo un involucro attorno allo spazio prescelto; ma in determinate circostanze si può fare l'inverso, ossia creare lo spazio scavandolo dal pieno. Gli esempi di civiltà rupestri non mancano; i più famosi sono i “Sassi” di Matera. Ne esistono esempi cospicui anche nel Salento, ma non altrettanto noti: un fenomeno in gran parte ancora da scoprire.

 

Protagonista ne è la singolare morfologia della terra salentina: la facile lavorabilità del tufo e la presenza delle lame o gravine. Queste sono un fenomeno molto tipico dell'altopiano salentino: spaccature violente, crepe profonde che si aprono sulla superficie della piattaforma tufacea. Diversamente da altri canon di erosione scavati dai fiumi, le gravine o le lame sono completamente asciutte, sul loro fondo non scorre nemmeno un rigagnolo: sembrano crepe di siccità, come quelle su una crosta di argilla esposta al sole. L'acqua piovana penetra in profondità nel terreno di natura carsica, ricco di cavità, quasi spugnoso.

 

I fianchi ripidi delle gravine o lame, quasi verticali, ricoperti di ciuffi tenaci di fichi d'India, si presentano spesso crivellati di buchi grandi e piccoli, bocche di altrettante caverne che si aprono nella roccia tufacea. E' questo il terreno tipico in cui si sono sviluppati gli insediamenti rupestri. Una caverna naturale, per piccola che sia, può essere ampliata e modellata a piacere nel tufo. Si può anche partire da zero, facendo a meno dell'invito di una cavità esistente; la roccia si lascia scavare con facilità pur rimanendo compatta, senza franare. Il lavoro richiesto è assai minore, in queste condizioni ambientali, che per realizzare un uguale spazio abitabile recingendolo con pareti e tetto.

 

L'epoca di questi insediamenti rupestri è collocabile, per i suoi esemplari più evoluti, tra il nono e il dodicesimo secolo, corrispondente all'epoca della dominazione bizantina ed allo sviluppo nel Salento del monachesimo d'Oriente.

 

  

 

   

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