Antichi sentieri

percorsi e tratturi del centro feudale

Castro estende il proprio territorio a sud-est della penisola salentina su un falso altopiano a ridosso del mare del Canale d’Otranto. Città antica, più che alle evoluzioni del retrostante storico territorio e dei suoi casali, Castro lega i propri destini alla roccia ed al mare. Alla roccia, alta sul mare, si aggrappa, e ne esplora con piccoli viottoli, passaggi, camminamenti l’intera aspra superficie. Una rete viaria sempre sofferta, di città alta, fortificata, naturalmente difesa, che solo negli ultimi decenni si apre al visitatore e dimentica nell'agio dei nuovi collegamenti, i vecchi sentieri, i loro nomi, la loro ragione di esistere.

 

Sorge Castro anticamente, come acropoli, da essa sviluppa una fitta rete di percorsi generalmente pedonali, scarsamente carrozzabili, spesso interrotti da lunghe scalinate. Il nucleo edificato, fino ai primi anni del ‘900, era costituito dal borgo medioevale limitato e perimetrato dalle antiche mura, dalle torri e dalla fortezza. Da qui si diramava il reticolo viario esterno di collegamento agli uliveti terrazzati limitrofi al borgo stesso, fino a prolungarsi per consentire l’accesso alla marina e al porticciolo o a spingersi nell’agro, in genere scarno e brullo, per una serie di sentieri a volte comodi a volte impervi di accesso ai campi di coltivazione e di collegamento con i borghi immediatamente a nord della stessa (suoi vecchi casali).

 

La straordinaria reputazione che godeva Castro, come si legge in un documento databile alla fine del ‘700, come Città inespugnabile “che offende e non può essere offesa”, era dovuta principalmente alla sua posizione, su un impervia rupe difficilmente raggiungibile: “ove si gode un’aria sana allietata da amene viste verso il mare e verso le campagne, belle da vedere con l’occhio ma brutte a transitarle per la presenza di numerose pietre, di cui e ricoperta per sua natura quella base della rupe, e la rende dispiacevole a percorrerla con il calesse”.

 

 

Così appariva Castro agli arditi visitatori che alla fine del ‘700 la raggiungevano: “il sentiero lungo il quale procedevamo ci conduceva sull’orlo di un burrone, e girando intorno ad una collina, vedemmo di fronte le rovine di un castello o fortezza. Il sentiero conduceva giù nel burrone, ma non si vedeva come il mulo potesse raggiungere il castello. ….. Mi arrampicai su per il monte fino ai piedi delle mura del Castello, che percorsi in fretta in cerca di qualche ingresso e voltando un angolo di queste mi trovai improvvisamente di fronte …… e dopo aver ricevuto qualche indicazione circa il sentiero che doveva seguire il mulo tornai dove si trovava la bestia e con questa ……. proseguimmo lungo le mura finché giungemmo ad una porta semidiroccata…..”.

 

Quindi una viabilità sofferta, impercorribile con mezzi carrai, difficilmente transitabile anche dalle persone e dai muli. Per tale motivo resta Castro, sino ai primi decenni del 1900, quasi isolata, collegata dalla arcaica viabilità rurale esterna alla Cinta muraria, abbozzata su una stampa datata 1795 ed in gran parte rispondente, anche come andamento planimetrico, a quella ancora esistenti oggi.

 

Con la realizzazione di alcune opere stradali a valenza comunale o intercomunale, quali la Litoranea (oggi Strada provinciale delle Terme Salentine), il comodo collegamento alla marina, lo sviluppo di tutto il tessuto urbano ormai fuoriuscente dalla vecchia fortificazione, e l’adeguamento dei collegamenti ai centri di Diso, Marittima, Vignacastrisi, Santa Cesarea, tale reticolo é andato perdendo la propria importanza ed essenzialità.

 

L’aggressione della stessa edificazione urbana e suburbana degli ultimi decenni, l’abbandono e la conseguente mancata transitabilità degli stessi percorsi , ed altre occasioni di alienazione, ne hanno in alcuni tratti rotta la continuità.

 

L’analisi del tessuto viario ha permesso l’individuazione di taluni percorsi, prevalentemente degradanti in direzione della costa su aree a destinazione agricola (speciale) che fuori dalla naturale e propria funzione di collegamento, offrono ulteriori e poco conosciute potenzialità.

 

 

 

Si evidenziano così i vecchi percorsi:

 

o   Vicinale delle Muraglie – lato ovest  e lato est – percorso che circuisce dall’esterno la cinta muraria dell’antica Città di Castro diramando, quasi a distanze regolari, i percorsi di collegamento ai terrazzi ulivetati.

 

o   Vicinale della Chiavica e Vicinale della Palombara – percorsi che si diramano dalla Vicinale  delle Muraglie (lato est) e degradano verso la costa in località Carottu della Chiavica e Grotta Palombara.

 

o   Vicinale delle Cife e Vicinale Carrozzini – percorsi che si diramano dalla Vicinale delle Muraglie (lato ovest) e degradano verso Castro Marina immettendosi su via Vecchia Castro.

 

o   Vicinale Mucurune – percorso che originariamente si diramava dalla Vicinale delle Muraglie, ora scollegato per l’edificazione e l’urbanizzazione del primo tratto (via Mucurune); il tratto conclusivo rimane integro nel suo aspetto rurale e serve di collegamento tra la via litoranea Castro-S.Cesarea e il piazzale Medaglia d’Oro situato sulla baia di Castro.

 

o   Vicinale delle Raddre - percorso che originariamente collegava il complesso di Santa Zi Mita (da molti ritenuto basiliano) al borgo medioevale; di tale percorso oggi rimane  un modesto relitto tra via Lecce e via Mimose.

 

Il semplice percorrerli offre inconsueti scenari e scorci suggestivi. Accresce il senso di conoscenza della realtà umana che ha creato e plasmato quei luoghi, permette di uscire dalla ripetizione delle ancorché splendide viste offerte al visitatore.

 

Si individuano così:

 

·         Percorsi con notevole valenza paesaggistica, panoramica e storica;

 

·         Percorsi con possibilità di transito pedonale, alternativi a quelli esistenti e con notevole effetto decongestionante

 

·         Percorsi funzionali al miglioramento dell’offerta turistica (percorsi culturali, recupero di aree marginali, collegamento a servizi in genere)

 

·         Percorsi funzionali alle stesse pratiche colturali che ancora oggi si praticano a ridosso dell’antico castello.

 

La natura del territorio di Castro ha inciso in maniera preponderante sui parametri tecnici della rete viaria esterna alle antiche mura cosìcche l’inesorabile adattamento dei vari percorsi alla morfologia del terreno ha determinato tracciati non rettilinei ma serpeggianti con pendenze discontinue, a volte modeste a volte elevate, quasi al limite della percorribilità anche pedonale.

 

§  Vicinale delle Muraglie – lato ovest  e lato est – percorso di cresta a mezza costa che circonda dall’esterno la cinta muraria a mo’ di fossato; è l’arteria principale dalla quale si diramano, quasi a distanze regolari, i percorsi di falda, tutti degradanti verso la costa.

 

§  Vicinale della Chiavica e Vicinale della Palombara – percorsi di falda che si diramano dalla Vicinale  delle Muraglie (lato est) e degradano in direzione della costa di levante lungo linee di displuvio naturali.

 

§  Vicinale delle Cife e Vicinale Carrozzini – percorsi di falda che si diramano dalla Vicinale delle Muraglie (lato ovest) e degradano in direzione di ponente lungo linee di displuvio naturali.

 

§  Vicinale Mucurune – percorso di cresta che degrada in direzione sud verso l’omonima Punta fino al limite della imponente falesia che si aggetta  e difende dalla tramontana la baia di Castro.

 

§  Vicinale delle Raddre - percorso di falda a mezza costa con pendenze modeste e larghezza variabile.

 

Da una sommaria valutazione ambientale delle aree adiacenti e servite dai percorsi rurali sopra individuati, quello che emerge è un paesaggio della pietra, non solo quella affiorante naturalmente dal suolo, ma anche e soprattutto quella impregnata del lavoro umano dei nostri avi: pietre in blocchi sovrapposti con perizia secolare, allineati a secco, espressione di una agricoltura affamata di spazio, che non è arretrata davanti a terreni poveri, impervi, rocciosi, ma li ha resi fertili con una sovrabbondanza di lavoro umano. E così che da una rupe rocciosa e scoscesa è andata a formarsi una serie di terrazzamenti contenuti da muri a secco sui quali risaltano gli ulivi centenari.

               

E’ ovvio che i percorsi non si sottraggono a questo contesto ma diventano parte integrante soprattutto quando, per ragioni di adattamento alla morfologia del terreno, sono a mezza costa, caso in cui la presenza di muri a secco di contenimento sia a valle che a monte e di pavimentazione in basoli di pietra li rende quasi come intrappolati dalle pietre.

 

I muri di contenimento, i basolati, i parapetti vennero tutti realizzati con pietrame calcareo locale assestato a secco senza l’ausilio di cemento o calce, leganti fino ai primi anni del ‘900 di rara presenza in loco e di difficile trasporto dai borghi vicini per la viabilità non facilmente carrozzabile.

 

Purtroppo, negli ultimi decenni si è verificato un completo abbandono della cultura della pietra surclassata e sostituita da quella del cemento, tecnologicamente più facile da lavorare, adatto per modesti spessori, sicuramente più stabile staticamente e da non richiedere importanti lavori di manutenzione. E’ per questo motivo che gli antichi muri a secco, bisognosi di continui lavori di manutenzione, demolizione e ricostruzione, sono stati cementificati nei giunti ed in alcuni tratti interamente ricoperti da intonaco rustico cementizio mentre in altri casi i parapetti sono stati sostituiti da mattoni forati di cemento e la pavimentazione in massetto cementizio.

 

Tutti i percorsi individuati versano in grave stato di degrado e di abbandono, sono difficilmente transitabili, spesso risultano privi di pavimentazione e con la fondazione disastrata, in alcuni casi sono interrotti per il cedimento dei muri di controripa o per l’aggressione dei rovi e dell’altra vegetazione spontanea. Ma il maggiore degrado è dovuto senz’altro alla cementificazione di strutture così arcaiche e all’accostamento brutale di manufatti in cemento con opere secolari che hanno bisogno di tutt’altro rispetto.

 

Attualmente la pavimentazione è quasi sempre in terra battuta, l’ossatura spesso deteriorata soprattutto nei tratti in discreta pendenza, l’antico basolato asportato e a volte sostituito da massetti cementizi.

 

I muri di contenimento dei percorsi, sia a valle che a monte, nonostante che in alcuni casi raggiungono altezze considerevoli (mt. 3,00), non possono essere considerati dei veri e propri muri di sostegno in quanto sopportano solo limitatamente la spinta della terra, cosicché il loro compito è di semplice paramento adatto ad impedire scoscendimenti superficiali dovuti alla disgregazione del terreno. Il marginale compito statico, più che alla larghezza del muro è attribuibile alla scarpa del paramento, quasi sempre uguale ad 1/5; di ciò se ne ha ragione per il fatto che i muri a secco instabili hanno tutti una scarpa inferiore.

I parapetti tra i percorsi ed i terrazzamenti hanno una altezza variabile, a volte inesistente (vicinale delle Muraglie lato ovest), a volte anche 2 mt. (vicinale delle Muraglie lato est), il più delle volte compresa tra 0,60 e 1,00 mt.

 

   

ultimo aggiornamento del sito il

24/01/2009

geom. Angelo Rizzo

via G. Ciullo, 7 

73030 - Castro (Le)

p.iva 02245480757